Non sono andato a EICMA 2025
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Se questa non è religione, allora è almeno una setta molto ben organizzata. L’altro giorno parlavo al cellulare con Michelangelo, Vice Presidente del Wild Wheels Kustom Klub di Racalmuto (AG), e la domanda era sempre la stessa: la motocicletta è ancora oggetto di culto? Dopo non aver visto l’82ª edizione di EICMA, ma aver sbirciato ogni post, ogni commento e ogni articolo, viene il dubbio che la risposta sia: «Ma davvero stai facendo?». In 6 giorni, oltre 600.000 fedeli (tranne me purtroppo!) hanno marciato verso Fiera Milano, pronti a inginocchiarsi davanti a carene luccicanti, maxienduro più grandi del loro garage e scooter che costano come un monolocale a Bologna. Ma erano tutti lì per le moto? Tante ragazze immagine si sono lamentate delle attenzioni, spesso volgari e troppo invadenti, degli avventori. Ricordatevi bestie che i veri motociclisti sono gentiluomini!

Il culto individuale 2.0: si compra online e si prega in garage. Sì, il culto resiste eccome. Solo che oggi non passa più dall’odore di miscela, ma da un annuncio su subito.it con su scritto “non trattabile” … o peggio “vendo causa matrimonio”! Il pellegrinaggio, invece, si fa verso un garage umido dove una moto usata può apparire come reliquia o fregatura con pari solennità. La moto moderna è sempre più razionale, tecnologica, prevedibile … insomma, noiosa. Ma il motociclista vero, quello devoto alla liturgia della velocità o dello stile, cerca ancora la scintilla mistica: vibrazioni, personalità, un po’ di scomodità. Una macchina può essere perfetta, ma senza anima non entra nel paradiso del cuore.

Liturgia, appartenenza e loghi come santi protettori. Ogni motociclista ha la sua parrocchia. Ducati, l’altare rosso del culto della performance. Aprilia, eterno Peter Pan. BMW, per chi vuole arrivare ovunque purché ci sia la possibilità di comprare optional. KTM, la setta degli spigolosi. Harley-Davidson e Moto Guzzi, per gli amanti del V-twin, anche quando vibrano come un frullatore. I loghi funzionano come santini da portafoglio: croci, stelle e scudi che valgono più del rosario della nonna. E riguarda ancora tutti, dai fondamentalisti delle ruote a raggi (Triumph, Royal Enfield, Moto Morini) ai devoti delle madonnine giapponesi, sempre puntuali, sempre serene.

Il grande rito collettivo del tempio milanese. Eicma 2025 è stata una vera e propria processione moderna: 730 espositori da 50 Paesi, più di 2.000 marchi, 43.000 operatori B2B da 167 nazioni e oltre 8.200 media, tutti lì per testimoniare che la fede motociclistica non solo è viva, ma ha anche ottimi sponsor. La mostra “Desert Queens”, con 31 moto originali della Dakar, ha fatto registrare 42.000 visite e un innalzamento spontaneo del livello di nostalgia globale. La ventennale arena MotoLive, con i suoi 60.000 mq, ha offerto tutto: show, acrobazie, gare, polvere e la Champions Charity Race con 12 leggende del motorsport. Manca solo il miracolo, ma forse era questione di orario. Anche la mobilità urbana ha avuto il suo momento con l’area Y.U.M. – Your Urban Mobility, dove migliaia di persone hanno provato oltre 40 mezzi tra elettrici ed endotermici. Nessuno ha ricevuto le stimmate, ma qualcuno ha sicuramente lasciato un rene per prenotare uno scooter nuovo.

Elettrico, gaming e altre vocazioni moderne. Il culto cambia, certo. Non più candele e ceri, ma display lucenti e batterie che sperano di convertire la Generazione Z. L’Area Gaming, la più grande mai vista, con 300 mq e 8 simulatori, ha attirato migliaia di giovani pronti a scoprire che sì: anche da seduti si può prendere una storta al collo. Nel frattempo, grazie al piano straordinario di mobilità, 15.000 parcheggi gratuiti e trasporti potenziati hanno trasformato l’arrivo in fiera in un’esperienza quasi mistica: code quasi umane, traffico quasi sopportabile, accessi quasi razionali. Miracoli piccoli, ma pur sempre miracoli.

La benedizione finale. «EICMA è ormai un evento globale e attrattivo» dicono il presidente Pietro Meda e l’AD Paolo Magri. Traduzione: abbiamo creato una macchina perfetta dove passione, business e selfie convivono senza picchiarsi troppo. Con 300.000 metri quadrati di superficie e una crescita che non accenna a fermarsi, EICMA 2025 si chiude all’insegna dell’amore — anzi, di “That’s Amore”, il claim ufficiale — e dà appuntamento al 2026, dal 3 all’8 novembre. Perché sì: la moto è ancora culto. È ancora follia. È ancora appartenenza. E probabilmente è anche l’unica religione dove il diavolo, invece di tentarci, lo compriamo già accessoriato.